Il 5 giugno si è tenuta presso il Grand Hotel Palazzo in Livorno, l’Assemblea Generale di Spedimar. La sessione pubblica è stata una tavola rotonda dal tema: “Facciamo il punto – Il Sistema Portuale e Logistico attuale in prospettiva della Darsena Europa”.

A seguito della relazione introduttiva del Presidente di Spedimar, Gloria Dari, sono intervenuti il Contrammiraglio Giuseppe Tarzia sulla centralità del ruolo dell’Autorità marittima per lo sviluppo produttivo sostenibile della portualità e della logistica, il Presidente dell’ADSP del Mar Tirreno Settentrionale Stefano Corsini sulla Pianificazione di Sistema Portuale verso il 2022, l’assessore del Comune di Livorno Francesca Martini sul ruolo degli Enti locali nello sviluppo delle attività portuali, l’Amministratore delegato Terminal Darsena Toscana Marco Mignogna sulle Innovazioni e visione di TDT in attesa della Darsena Europa e l’Amministratore delegato del Terminal Lorenzini Daniele Grifoni con un focus dal titolo “Investire nel proprio porto”

 

Qua di seguito il discorso integrale dell’AD di Lorenzini & C:

“Egregie Autorità, Signore, Signori, buona sera.
Sono estremamente lieto dell’invito ad intervenire a questa Assemblea ricevuto dalla presidente Dari. Grazie Gloria.

Oggi nella veste di Amministratore Delegato del Terminal Lorenzini & C. fondato da mio padre Ugo e dal suo amico Enio, vorrei con semplicità dimostrare che credere nella propria città e nelle professionalità dei suoi cittadini sia di quanto più umanamente corretto, un imprenditore, possa fare. È giusto, comunque, che l’imprenditore, sappia cogliere quelle occasioni, che io definisco operative, offerte dalla città stessa e nel nostro specifico dal Porto.

Nel video appena proiettato, gli addetti ai lavori avranno scorto degli importanti cenni ai cambiamenti strutturali nelle lavorazioni di banchina e piazzale che il nostro Terminal, ed il porto in generale, hanno avuto. Sono cambiamenti che abbiamo voluto, veri, importanti e che hanno indubbiamente modificato sia il modo di fare impresa da parte degli imprenditori che l’approccio al lavoro degli stessi lavoratori. Lavoratori che si sono messi in gioco per costruire un porto più competitivo ed è in quest’ottica che l’azienda si è posta come obiettivo il “rinnovamento delle strutture gestionali e decisionali” utilizzando un modello di organigramma in cui si tende ad un approccio diretto ed orizzontale e non verticistico delle decisioni con condivisione di idee, necessità, obiettivi, risultati e, facendo parte del gioco anche queste, delusioni.

Sin dall’inizio Ugo ed Enio, hanno voluto, senza soluzione di continuità, investire tutto nella propria impresa ed oggi è ancora così, guardando solo al futuro del Terminal ma di riflesso e non condizionato, ma desiderato, dell’intero Porto: investimenti, assunzioni, contratti, volumi, volontà, forza, onestà intellettuale e lealtà, sono quanto il Terminal ha espresso con continuità negli anni, sin quando fu chiesto di ripulire una zona in cui insistevano delle canne per avere i primi 1000 mq.

Credere nel proprio porto significa investire nel proprio porto, ma investire in cosa: investire in servizi, nella qualità dei servizi, in informazione ed informatica, in strutture, infrastrutture, in personale (qualificato), in personale motivato.

Noi abbiamo investito più di 29 milioni negli ultimi anni, che per una realtà imprenditoriale come la nostra sono molti, diventano ancor di più se si pensa che la maggior parte di questi investimenti sono stati fatti in un periodo storico di crisi che, negli anni, è divenuta strutturale per la realtà italiana; ditemi se questo non significa credere nel proprio porto e nella propria città. Tra gli ultimi investimenti effettuati, in materia di infrastrutture, si può elencare la apertura della terza uscita presso il varco Galvani, lavori che hanno incontrato difficoltà burocratiche imbarazzanti (la burocrazia talvolta in Italia è un collo di bottiglia da cui non si esce se non senza speranza). Dico talvolta perché in alcuni casi si riesce a gestire. Noi, insieme a TDT e all’Autorità di sistema portuale, siamo l’esempio che se v’è condivisione di obiettivi tra privato e pubblico, si riescono a fare cose importanti: parlo in particolare dell’allargamento del canale di accesso al bacino Darsena Toscana, lavoro utile nel presente, per permettere la continuità di alcuni traffici che rischiavano di abbandonare, definitivamente e lo dico con certezza, il nostro porto. Un intervento propedeutico al definitivo lavoro del micro-tunnel con l’allargamento del canale a 120 mt.

Tuttavia, mi permetto di dire in questa sede qualificata, che le infrastrutture a mare devono essere seguite da importanti infrastrutture a terra; infrastrutture necessarie a poter seguire quelli che sono i mutamenti dello shipping. Credo che Livorno ed il suo porto si meritino di essere instradati verso quel balzo in avanti che alcuni progetti, alcuni più ambiziosi altri più concreti, sono in grado di fargli fare. Ne indico solo alcuni: spostamento dei varchi doganali, potenziamento delle infrastrutture ferroviarie del Porto, spingere di conseguenza il gruppo Merci Italia ad adeguare il loro servizio alle necessità Terminalistiche/Portuali, implementare la digitalizzazione dei processi informativi, il rafforzamento degli strumenti per il controllo merce (scanner in primis ed altre tecnologie che, ad oggi, sono a disposizione ma non utilizzate perché, talvolta troppo care oppure non fruibili per mancanza, anche qua strutturale, di risorse umane)

In ogni caso sono convinto, siamo convinti come gruppo Lorenzini & C., che il porto dovrebbe essere un unico inscindibile modello logistico/operativo che tuttavia rifletta, nella sua naturale natura cosmopolita, quella flessibilità necessaria alla crescita, non solo dei traffici e quindi dell’occupazione, ma anche della cultura del lavoro.

Questi aspetti sono quelli che la futura Darsena Europa dovrebbe dare al porto, anzi, alla città, ed in maniera direttamente proporzionale a tutto il suo interland: occupazione, qualità occupazionale, crescita culturale e, per i suoi investitori, quel ritorno economico che un’ imprenditore si aspetta da un investimento di tale portata. Darsena Europa è una grande sfida per la portualità Italiana una grande opportunità per porto di Livorno a cui devono essere invogliati a partecipare si i gruppi forti, ma anche gli armatori con la A maiuscola e che magari, dico io scherzando, parlino in Italiano.

Ringrazio nuovamente la presidente ed il segretario dell’Associazione, mi scuso se mi sono dilungato, ma credendo nel mio lavoro, nei miei collaboratori, nel mio porto, non riesco ad essere breve.
Ringrazio nuovamente tutta la platea e concludendo auguro buon proseguimento a tutti”

 

L’intervento del Presidente di Spedimar Gloria Dari

 

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