Dal Tirreno del 14 febbraio 2018, articolo a cura di Mauro Zucchelli

“Nel porto di Livorno i traffici merci in container sono in arretramento dopo una lunga sfilza di trimestri tutti con il segno “più”. Ma stavolta lo scalo labronico sembra aver trovato la grinta per non rassegnarsi al declino: e dall’esperienza-pilota dell’ingresso delle navi della flotta Msc da quasi 9mila teu (la prima delle quali alla presenza di Gianluigi Aponte, uno dei più importanti tre armatori al mondo) ha preso la mossa per farne il nuovo standard regolamentare così da ampliare tanto i tempi quanto i modi di ingresso e di uscita delle navi di grandi dimensione dal nostro porto. Già adesso si sperimentano questa nuova organizzazione e nel giro di pochi giorni il comandante del porto, l’ammiraglio Giuseppe Tarzia, firmerà l’ordinanza che trasformano i nuovi standard da sperimentali in ordinari.

La svolta è stata preparata da una lunga “rincorsa” di lavori preliminari. E’ stato fatto il possibile per sfruttare al massimo ogni possibilità all’interno dei limiti fisici che caratterizzano un porto come quello di Livorno che nell’espansione lungo tutto il Novecento è stato escavato a terra anziché espandersi a mare (come invece prevede il progetto della maxi-Darsena ora in gestazione): 1) l’imboccatura sud è stata dragata portandola alla profondità di 15 metri; 2) il canale fino alla strettoia del Marzocco dragato a meno 13 metri; 3) l’accesso al cuore del porto allargato a 90 metri.

L’annuncio è arrivato dal quartier generale della Capitaneria davanti alla comunità portuale con esponenti come il presidente dell’Authority Stefano Corsini insieme a Vanni Bonadio (nominato in comitato di gestione su designazione della Regione), come gli imprenditori Piero e Corrado Neri, come gli uomini alla guida di grandi terminal come Marco Mignogna e Enio Lorenzini, e poi Gloria Dari e Gloria Giani, Lucio Vaccaro e Enzo Raugei, Angelo Roma e Paolo Caluri, e l’elenco potrebbe continuare a lungo…
Il comandante della Capitaneria ricorda che lo scorso anno il 70% delle navi (4.360 sulle 7mila in arrivo a Livorno) è passata dal canale d’accesso, dunque è stata ormeggiata in accosti che fanno parte della zona più direttamente interessata dal provvedimento.

L’identikit delle singole misure potrebbe apparire nient’altro che una limatura dei tradizionali limiti fisici del porto: qualche spanna di pescaggio in più, talvolta 15 centimetri o anche mezzo metro. Ma Tarzia segnala che i tecnici della Capitaneria hanno messo nero su bianco l’effetto quantitativo che i nuovi parametri avrebbero sul traffico già esistente: un flusso extra di 110mila teu potenziali (e 998mila tonnellate di merce) in più.

Ad esempio, secondo quanto riferisce il capitano di corvetta Cinthia De Luca, capo della sezione tecnica della Capitaneria, per le 250 navi da 275 a 300 metri di lunghezza e 35 di larghezza bastano 15 centimetri di pescaggio in più ed ecco un potenziale incremento di 270mila tonnellate (e 15mila teu). Quasi altrettanto (286mila tonnellate e poco meno di 16mila teu) per l’incremento di mezzo metro del pescaggio delle 52 navi lunghe 300 e larghe 48. Non è tutto: nelle 172 navi della classe lunga 307 metri e larga 40, sono sufficienti appena 10 centimetri di fondale in più per generare una potenzialità di traffico che vale 148mila tonnellate e quasi 8.300 teu.

Ma l’intervento sulle strozzature fisiche è solo una metà della svolta. L’altra metà riguarda le prescrizioni nell’utilizzo dei rimorchiatori: il provvedimento fa tutta una casistica dettagliata riassumibile in un alleggerimento dell’impegno del servizio di rimorchio (soprattutto limitandolo al di qua delle dighe anziché al di là), dunque con un abbassamento dei costi.

C’è anche un altro aspetto: riguarda il progetto di illuminazione del porto. Per tutta una serie di maxi-navi, per le quali oggi la manovra notturna è del tutto vietata, si pensa a uno studio di fattibilità per verificare se è possibile arrivare a qualche spiraglio di utilizzo, secondo certe condizioni di sicurezza.”

L’articolo tratto da Il Tirreno

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